Illusioni deleterie


Anche se siamo vecchie gatte capita spesso di illuderci su qualcosa.
Stiamo preparando una maratona, in allenamento le gambe girano bene, non sentiamo la fatica, stacchiamo tempi migliori dei previsti, va a finire che pensiamo: "visto che l'ultimo medio l'ho corso a 4'50", verso la fine mi sentivo bene ed ho anche accelerato, ma perchè in gara invece di partire a 5'00" non posso patire a 4'50"?
Ecco che un errore di battitura la dice chiara, il seconto "partire" è diventato "patire".
Il 4'50" diventa inesorabilmente un "patire".

Inconscentemente, nonostante i molti anni di pratica, cadiamo in alcuni errori.
Inesorabilmente abbiamo dei limiti insuperabili, accentuati dal fattore età.
L'allenamento deve essere sempre un allenamento, non deve diventare la gara vera e propria, è la somma dei piccoli, impercettibili, miglioramenti in allenamento che ci fa crescere, fino ad un certo punto che viene dettato da molti fattori, ma questo è un altro discorso che svilupperò un'altra volta.

I tempi sui quali fino a quel momento ci eravamo allenati non devono essere stravolti, quelli erano, quelli sono, quelli devono rimanere, ed inesorabilmente quelli resteranno.
Uno dei pericoli più grandi che corriamo noi avanti con l'età, oltre all'infortunio sempre dietro all'angolo, è quello di accumulare stanchezze poi impossibili da recuperare.
Inoltre c'è il rischio che una particolare seduta di allenamento diventi talmente appagante da toglierci dalla testa, ma sopratutto dalle gambe, quello che poi invece dovrebbe essere il vero obbiettivo.
Ed infine ben pochi riescono ad arrivare al momento della gara senza accumulare anche ulteriori  tensioni nervose che aumentano lo stress fisico.

Anche solo un errore porta al fallimento della prova impedendoci di tagliare con gioia quel traguardo sognato per mesi, figuriamoceli tutti sommati,
vero Pizzolato?

Giavera graziata

Prendete un adulto ed un bambino, metteteli su una una strada con da una parte un marciapiede e dall'altra delle pozzanghere, fate scegliere a loro per dove passare.
Sicuramente l'adulto usando esperienza e raziocinio sceglierà il marciapiede, invece il bambino per puro divertimento sceglierà le pozzanghere.
Dopo una settimana di pioggie abbondanti mi sono chiesto:
"Cos'è che fa scegliere a migliaia di adulti di indossare mutande e canottiera e presentarsi la domenica mattina, di buonora, su un percorso dove troveranno sicuramente pozzanghere e fango, invece di scegliersi una comoda uscita su asfalto? "
La risposta è stata: "Sicuramente non l'esperienza ed il raziocinio, ed allora Giovanni, se deve essere divertimento ... puro divertimento sia"
E via!



Audaces fortuna adiuvat, la fortuna aiuta gli audaci, la fortuna ma anche qualche Santo lassù in Paradiso.
Oggi San Critoforo (per chi non lo sapesse è il protettore degli atleti) ha molto e ben lavorato qua da noi, infatti dopo una nottata di pioggia ha allontanato per qualche ora le nuvolone più pesanti, il che ha permesso di graziare la fredda lavata messa in programma da chi si è recato a Giavera del Montello per classica Corsa della Salute, facendo in modo che il nome della corsa non si trasformasse in beffa.
Gara valida CPT, con 11km collinari belli spinti come potete vedere dal grafico, ma non impossibili come sembrerebbe.
Gli organizzatori davano 12km, di certo 3/400 metri sono stati tagliati alla fine eliminando il classico arrivo con il giro sulla pista di terra battuta che era praticamente sabbie mobili, poi qualcosa il Garmin lo ha "rubato" non conteggiando le salite/discese, per cui dai, facciamo una via di mezzo, 11,5km e non se ne parli più. Volendo c'erano anche i 18km, apprezzati da un folto gruppo di persone.
Nonostante oltre metà del percorso sia stata su sentieri e strade sterrate di fango non ce n'era poi molto, e questo mi ha permesso per ben 2km consecutivi in discesa una media a  4'10, pareggiati dalla salitona a 6'40, con una media finale appena sotto i 4'30 che mi rende soddisfatto.

Ottima organizzazione, con tratti stradali ben sorvegliati e ristori ben forniti (almeno quando passo io).
Grazie alla giornataccia meteo praticamente assenti i ciclisti del Montello, che gli scorsi anni rendevano un po' pericolosi i tratti asfaltati.

Tipi di gare in Veneto


Facendo seguito al post "Assoluti alle non-competitive" (questo)
trovo opportuno charire i tipi di gare che si svolgono qua in Veneto

Ai due poli opposti quelle FIDAL e FIASP, pienamente nei crismi delle rispettive Federazioni;
le prime competitive con tutte le categorie, solo per tesserati o con certificato medico, con premi anche in denaro a volte consistenti (sopratutte le grosse maratone), giudici, tempi, medico, ambulanza, ecc.ecc.;
le seconde completamente non competitive, con iscrizioni aperte a tutti, partenze ad orario libero, per cui niente classifiche finali e premi solo ai gruppi.
Fra l'una e l'altra ritroviamo una miriade di situazioni.
Abbiamo manifestazioni raggruppate in circuiti come CPT, Libertas Run, KM sport, Circuito Podistico Feltrino, Verona con la corsa, ecc., con gare omologate fra loro, iscrizioni libere (non serve essere tesserati, solo a Verona chiedono il certificato medico), classifiche stilate (quasi sempre senza i tempi), premiazioni spesso in denaro contante ma comunque consistenti.
Altri circuiti come Grand Prix Strade d'Italia, "aspettando le varie maratone" ecc., con i crismi FIDAL.
MarciaPadova, Unione Marciatori Veronesi raggruppano manifestazioni non competitive pure.
Le Trevisando sono delle pseudo non-competitive riunite, con classifiche e premiazioni a volte anche in denaro.
Poi un folto gruppo di manifestanzioni ibride, indipendenti, che decidono autonomamente regolamenti, classifiche e premiazioni.
 L'UISP organizza rarissime gare.
Il CSI è ben attivo in alcune aree, sopratutto Bellunese e Vicentino.

Sicuramente mi sono dimenticato qualcosa, sono talmente tante, abbiamo weekend con anche una ventina di manfestazioni.
Troppe?
Si direbbe di no, visto il continuo aumento di partecipanti ad ognuna.

Ritornando al post predcedente, leggendo a fondo i regolamenti FIDAL che mi sono stati segnalati, non trovo da nessuna parte questo divieto ai tesserati di gareggiare nelle non-competitive. Rilancio la domanda, qualcuno sa indicarmi con più precisione i punti specifici dove sono inserite queste norme? Grazie.

Weekend da incorniciare


Qualcuno mi "accusa" di essere troppo enfatico nelle parole, di trattare tutte le mie corse come degli "eventi", insomma di essere troppo "sopra alle righe".
Però mi è difficile descrivere semplice semplice questo weekend dedicato alla corsa, quasi full immersion; con le emozioni che ho provato quasi quasi potrei scrivere un libro, ci proverò con un riassunto e con molti grazie, i dettagli questa volta mi rimarranno dentro, per sempre.

Non avevo mai corso due volte così ravvicinate, anzi ho sempre criticato chi partecipa ad una gara il sabato sera e ad un'altra la domenica mattina, ma a mia scusante devo dire che non si è trattato di gare vere e proprie, bensì di due allenamenti belli intensi.

Sabato pomeriggio.
Ritrovo di otto sperduti quasi-trailer a Campo, frazione di Alano di Piave, per percorrere i sentieri che poi alla sera abbiamo rivissuto narrati nella trasformazione teatrale del romanzo Il Corridore di Mezza Via.
Un'oretta abbondante di corsa fra i boschi calpestando i rilasci della natura autunnale, fra ricci e castagne vere e proprie, con salite belle ripide e discese dove ad un certo punto, ritrovandomi da solo, nonostante il tracciato sia ben segnalato, non ho perso l'occasione di sbagliare strada perdendomi così una parte del "racconto", ma ritrovandomi poi con gli altri all'arrivo ad un provvidenziale ristoro. Grazie Alex e Moira.

Sabato sera.
Pubblico numeroso, nonostante i 3 gradi di temperatura è stata calda l'accoglienza gestita dagli abitanti di Schievenin con caldarroste e vin brulè. Ottimo Franziscus Vendrame, l'attore che ci ha fatto rivivere il tracciato che prima avevamo corso, facendomi per la prima volta sentire vero partecipe di un racconto e della sua rapprentazione, quasi protagonista. Ottimi anche i Radar, che hanno saputo punteggiare con musiche appropiate varie fasi della narrazione, ma su tutti i brani una versione "fisarmonicata" di Impressioni di Settembre, brano che per me ha un significato particolare e che avevo inserito in questo post poco tempo fa.
Se qualcuno ne fosse interessato segnalo che la rappresentazione verrà replicata il 5 dicembre, ore 21,00, al teatro di Castion (BL).

Domenica mattina.
Folta partecipazione alla Corri per Monica, corsa anche nel ricordo degli altri amici ed amanti del nostro sport che non sono più con noi. Come sempre toccante il minuto di silenzio prima della partenza. Il primo giro in gruppo ha riscaldato le micce degli agonisti e sfiancato i meno preparati, negli altri due giri ho corso un buon medio chiaccherando in compagnia dell'amico Andrea.
Grazie a tutto il gruppo Amatori Chirignago che hanno saputo creare questa manifestazione in molte cose diversa dalle solite.

Ultima emozione, il sito Calendario Podismo Veneto per la prima volta, sabato, ha superato i 500 accessi giornalieri, era una meta che attendevo per prossimi sviluppi.

Il ringraziamento finale più grande lo tengo nel mio cuore, la destinataria lo capirà da sola.

Weekend da incorniciare.

Non inidoneità

Dopo aver fatto la visita medica mi hanno consegnato il certificato di idoneità all'attività sportiva agonistica.
Per la prima volta ritrovo apposto un timbro che dice testualmente:
"NON INIDONEITA' INFERIORI AD ANNI UNO".

CRISI LESSICALE!!!
Ho dovuto pensarci sopra,
di primo acchitto ho rivolto una domanda:
"ma sono o non sono idoneo?"
risposta: "SI".
Sono uscito ed il cervello (assieme a qualcos'altro) ha iniziato a roteare:
"MA C.ZZO! se non inidoneo significa ... IDONEO!
In questo contesto qual'è il significato di : inferiori ad anni uno?"
Cioè: "idoneo per meno di 1 anno?"
Oppure, visto che il discorso è alla rovescia, vuol dire:"idoneo per più di un anno?"
Cioè "non ho inidoneità per meno di 1 anno"

Era troppo difficile scrivere: "Idoneo per un anno"? O qualcosa di simile.

Abito in Veneto, regione portata come esempio di buona sanità.
A livello nazionale abbiamo due ministeri,
e di conseguenza due ministri ed un tot di dipendenti pubblici,
uno per la "pubblica amministrazione ed innovazione", con il tanto nominato Brunetta,
ed uno per la "semplificazione normativa", con il Calderoli in mutande (vedi qua).
Questo è uno dei risultati del loro "DURO" lavoro, visto che è il primo anno che ritrovo questa dicitura.

Mi chiedo:"Sarà questo il futuro?"

Il corridore di mezza via


Un podista fermato da acciacchi (o solo rallentato?) diventa speaker di manifestazioni e, ritrovandosi troppo stretto dentro ai vestiti che indossa, addenta spazi nella scrittura.
Questo è Alex Geronazzo, razza Piave.

Alex inizia a scrivere un racconto che mantiene la corsa come filo conduttore ed ha un corridore come personaggio principale.
Un podista di pianura che, complice una gara, entra nella "dimensione montagna" vivendone profondamente i luoghi, scoprendone segreti e leggende, tastandone con mano (o meglio con piedi) durezza e dolcezza, ne gusta i sapori, incontra umanità rare, e con la mente ritorna ad un passato inincancellabile a cavallo fra realtà e fantasie.

Le poche righe iniziali lanciate in rete trovano spazi e pian pianino crescono diventando un romanzo interamente WEB (per ora) che potete leggere qua.

Poi Alex incrocia un attore/podista, Franziskus Vendrame, e questo si prende l'onere di adattare lo scritto trasformandolo in una piece teatrale.
Ecco che sabato 31 Ottobre 2009, notte magica, notte di Halloween, questo racconto diventerà realtà.

I luoghi saranno gli stessi del romanzo, nella valle di Schievenin poco lontana da Feltre, a cielo aperto in una serata (inizio ore 20,45) riscaldata da focolari, circondati dalla natura e dai suoi suoni che accompagneranno il gruppo musicale "I Radar".

Siete tutti invitati, il ricavato sarà devoluto alla ricerca sulla fibrosi cistica.

Per chi ne ha voglia e gambe, attorno alle ore 14,00 partirà una escursione podistica guidata che percorrerà parte dei luoghi citati nel racconto  (maggiori informazioni qua), di seguito qualcosa riscalderà e riempirà le panze affamate.

Insomma una giornata da vivere in maniera diversa.

25 ottobre


"Va dove ti porta il cuore" è una frase fatta.
Giusta o sbagliata ... sicuramente da smentire.
Oggi il cuore mi avrebbe portato decisamente a Venezia, inizialmente per correre tutta la maratona, in seconda scelta per correrne solo una parte, in terza scelta per andare a vederla ed incoraggiare gli amici partecipanti.
Invece la mia testa ha portato il stanco fisico alla molto meno rinomata S.Andrea di Barbarana per affrontare l'ennesima prova del circuito CPT, gara alla quale finora non avevo mai partecipato perchè sempre coincidente con la molto più famosa maratona.

Beninteso, le due corse non si possono paragonare, però alla fine sono rimasto più che soddisfatto.

Da domani farò gli allenamenti serali sempre completamente al buio, e solo nelle domeniche mi capiterà di cogliere i colori di questo autunno che sta avanzando e che mi hanno accompagnato oggi lungo il percorso degli 11,5km, piatto, con qualche kilometrino sterrato ma dal fango accettabile viste le abbondanti piogge venute giù in settimana.
Le strutture parrocchiali hanno ospitato il folto gruppo di partecipanti, nonostante le concomitanze, offrendoci un ricco ristoro finale che si è accompagnato agli altri due disposti lungo il percorso medio; non sempre alla fine ci vengono offerti panini con varie imbottiture, pizze, polenta calda e formaggio, oltre a vari tipi di dolci, biscotterie e bevande.

Arrivavo da una settimana completamente priva di allenamenti, fatto che da molto tempo non mi capitava, e la mia prestazione ne ha risentito regalandomi una fiacchezza generale che comunque mi ha permesso di concludere con una media a 4'33".

Qualche realtà tiene lontana la poesia.
Della Venicemarathon  ho fatto in tempo a vederne le fasi conclusive in TV, e sentire che i primi arrivati, sia uomo che donna, si sono intascati ben 20.000 euro (da aggiungere anche il premio per il miglior tempo finora ottenuto in tutte le edizioni), alla faccia della crisi ed alla faccia dei quasi 7000 che si sono pagati attorno ai 50 euro per l'iscrizione.
Visto che era logica la vittoria di atleti africani, anche queste cifre saranni scaricate come offerte al terzo mondo?

Venice Marathon 6 - L'arrivo

Gli altoparlanti mi massacrano le orecchie con le urla dello speaker, ma all'improvviso la testa si svuota e non esiste nulla più.
Cerco volti conosciuti tra gli spettatori.
Mi assale un misto di riso e lacrime.
Lancio al cielo il bacio finale, a ringraziare tutti.
Un'occhiata fugace al tabellone del tempo e...
lo taglio.
Non ci penso nemmeno al fatto che il primo arrivato ha impiegato quasi metà del mio tempo ...
il vincitore sono io ...
solo io.
Gli occhi si appannano, troppo pieni,
occupati dalle 42195 immagini che mi sono passate davanti.


 P.S. "La mia Venice Marathon" il racconto completo è inserito nella colonna a destra del blog

Venice Marathon 5 - 14 ponti


Ci sono, sono dentro di Lei, sto iniziando i 2km di maratona più belli che esistono al mondo.

Mancano solo quei favolosi 14 ponti.

In migliaia ci passano sopra, ma pochi con la mente così lucida per riuscire a capire cosa stanno attraversando.
Eccoli uno per uno.

1- Ponte Molin, dopo aver attraversato la zona portuale, dopo il ristoro del 40°km, sopra il rio di S.Basilio, qua si inizia a rendersi conto di calpestare Venezia. Guardando a destra, oltre il canale si vede la Giudecca ed il rinnovato Mulino Stucky.
2- Ponte Longo sopra il rio di San Trovaso, riuscendo a guardare sulla sinistra si può intravvedere l'unico squero rimasto in centro storico, dove si costruiscono le gondole.
3- Ponte Calcina sopra il rio di San Vio, subito dopo se l'acqua è alta qualche spruzzo provocato dalle onde arriva fin sopra alle "fondamenta" che stiamo attraversando, portando acqua che restringe il nostro passaggio
4- Il ponte dedicato a chi in quel momento ci sta transitando sopra, al maratoneta, ponte degli Incurabili sopra il rio delle Torresele. I bar e ristoranti hanno posato i loro tavolini lungo le rive, ed ogni tanto arriva un profumino di frittura che apre la bocca dello stomaco.
5- Ponte de Ca' Balà, sopra il rio de la Fornace, guardando a destra, alla Giudecca al di là del canale, la chiesa del Redentore
6- Ponte Umiltà sopra il rio della Salute, la fondamenta si fa stretta, il passaggio in Punta Dogana (o della Salute), sotto al grande mappamondo dorato, ci fa capire che le emozioni diventeranno ancora più grandi.
7- Ponte di barche sul Canal Grande, montato e smontato in 24 ore. Immancabili i brividi lungo la schiena, qua fanno le foto, girandosi a sinistra si vede la chiesa della Madonna della Salute, a destra l'isola di San Giorgio, di fronte i giardini Napoleonici, fra un po' la gente diventa ressa, turisti da tutto il mondo che ti incoraggiano ed applaudono proprio te.
Poco dopo a sinistra Piazza San Marco e, se siete (s)fortunati, l'acqua alta accompagna il groppo in gola che ti impedisce di respirare.
8- Ponte della Paglia, l'unico senza scivoli, con i gradini, di solito pieno di gente in sosta perché a sinistra si è vicini al Ponte dei Sospiri.
9- Ponte del Vin sopra rio del Vin, ed in quel momento il vino sicuramente è l'ultima cosa che passa per la testa
10- Ponte della Pietà, sopra il rio di San Lorenzo, che strano, nemmeno ti accorgi più che stai andando su e giù, la fatica è sparita, le gambe girano a 1000
11- Ponte Sepolcro, sopra il rio della Pietà:"Pieeetaaa!!!"
12- Ponte di Ca' di Dio, sopra l'omonimo rio, la maratona una volta terminava subito dopo di questo, ed invece adesso ... "DOV'E' IL TRAGUARDO!!!???"
13- Ponte dell'Arsenale, sopra l'omonimo rio, il più alto e duro di tutti, ma tanta gente ti da il 5, scommetto che nessuno vede a sinistra le due torri d'ingresso all'area militare
14- Ponte delle Cadene, sopra il rio de la Tana, ma nessuno se ne accorge, perché ... E' FINITAAA!!!

Un grosso lavoro organizzativo, con la posa provvisoria di lunghi scivoli in legno che anche ne addolciscono le pendenze, rende questi ponti praticabili anche alle carrozzine.

Se avessi i capelli inizierei a pettinarmi, perché???...

Imola - due volti


Ho corso poche gare fuori dal Veneto, a memoria un paio, per cui l'uscita ad Imola per me è stato un evento particolare.
Quello che mi lega a questa pista l'ho raccontato nel post precedente ed oggi, oltre a Donatella con Belle, anche mio figlio Gilles ha voluto essere partecipe ed onorare questa occasione, ed una volta tanto ho molte foto da esibire, per una volta più foto che parole.

Cuore che pulsa forte già appena dentro all'autodromo, con tavolini delle iscrizioni all'interno dei box, quattro passi lungo il paddock, foto lungo il rettilineo e sotto ai semafori.
Sole ed aria frizzantina.

Un primo volto è quello della gara vera e propria, un volto unico formato dagli oltre 4700 volti sconosciuti che mi circondavano, dalla gran massa di persone che mi vedevo davanti lungo i saliscendi sia in pista sia lungo il tracciato al di fuori che abbiamo percorso per completare i 15,5km. Avevo deciso di non forzare molto, di prendermi una giornata non agonistica. Ottime sensazioni in salita anche se a volte a 6', discese anche a 3'10 (comunque senza forzarle, boooh!) e tratti piani corsi a ritmo medio, con media finale a 4'50 (1h15'il totale).

Il secondo volto è quello che mi sono ritagliato lungo un secondo giro della sola pista che ho voluto percorrere solitario, con groppo in gola praticamente perenne.
E qua mi sono gustato la curva del Tamburello, sostando sul luogo dell'incidente che causò la morte di Ayrton Senna, dove qualcuno posa ancora bandiere brasiliane, mazzi di fiori, disegni e scritti.
Subito dopo ecco la curva dedicata a Villeneuve, il mitico tornante della Tosa, la salita e la Piratella leggermente parabolica, la seguente discesa e risalita delle Acque Minerali, la variante alta, la discesa dove Alain Prost uscì durante il giro di ricognizione del GP 1991, la Rivazza, ed il rettilineo finale rinnovato (su Google Maps il mio tracciato sembra un'uscita di pista).
Per completare un giro le F1 impiegavano 1minuto e 20 secondi, io ho impiegato 29 minuti, però il mio era un giro di ricognizione e sono andato pian pianino :-).

Due anni fa, quando ho ripreso a correre dopo lo stop di oltre 5 anni, mi ero ripromesso di partecipare a manifestazioni che mi dessero delle soddisfazioni particolari, magari delle emozioni, e credo che oggi, dopo la Camignada, sia stata una delle giornate più emozionanti della mia vita, sportivamente parlando.

Imola, miti.


Villeneuve è morto l'8 maggio 1982, proprio mentre eravamo in viaggio di nozze a Londra. Dai primi TG in lingua inglese facevamo fatica a capire le sue condizioni dopo l'incidente, ma in tarda serata una frase l'abbiamo capita bene: "Gilles Villeneuve is die", e da quel momento quel nome è entrato dentro di noi.
Nostro figlio Gilles è nato 9 mesi dopo.

Le corse di auto e moto sono un'altra mia passione, questa però solamente televisiva (anche se ultimamente la F1 alla TV mi concilia molto il sonno) in quanto non sono mai andato a vedere un Gran Premio dal vivo.
Villeneuve ad Imola ha corso la sua ultima gara, e gli appassionati avranno impresse nella memoria le immagini sia del duello con Pironi (in questo video), sia dell'incidente di due anni prima nella curva che anticipa la Tosa (qua), poi ribattezzata "curva Villeneuve", con distruzione dell'auto e lui che uscì illeso, un classico.
Alcuni anni dopo, durante un tragico weekend che vide la morte pure di Roland Ratzenberger, ad Imola perse la vita anche Ayrton Senna, altro GRANDE dell'automobilismo.
Dei tracciati di Monza ed Imola conosco ogni curva e, fatalità, su tutti e due si corrono anche gare podistiche, Monza l'ho messa in programma nel 2010, Imola invece ho scelto di calpestarla quest'anno, con rispetto.

Sono rimasto in dubbio fino all'ultimo se partecipare alla gara agonistica, perché vista la quantità di premiati probabilmete un "salame" sarebbe toccato pure a me, ed invece ho scelto la non competitiva pura, ben deciso di assaporate tutte le emozioni che questo percorso mi dovrebbe regalare.

Il giro dei Tre Monti, domenica prossima.


Il vuoto
Nelle gambe, nella testa.
La strada un lazzaretto.
Gente che cammina.
Gente che non ce la fa più.
Gente sdraiata.
Gente che fa stretching.
Tanta gente ma...
nessuno ...
il vuoto.
E' arrivata la crisi, quella vera.
Ecco il ristoro provvidenziale.
Bevo, riprendo e penso:"Cosa sarà meglio? Rimanere concentrato sulla crisi che sto attraversando, oppure che sia arrivato il momento di mettere in pratica quegli esercizi di training autogeno che mi sono preparato?"
Scelgo la seconda.
Ed allora porto il pensiero sulle punte delle dita dei piedi ... salgo sui polpacci ...
Ma Lei si sta avvicinando, vedo nitidi i primi pontili, inizia a crescere il groppo in gola, e senza accorgermene arriva la rampa del ponte del Tronchetto:
"Già qua?"


Mezza maratona.
Nessun tifoso lungo la strada.
Desolazione, fabbriche, petrolchimico.
"Ma tutti quei fumi mi faranno male?"
Qualcuno sta facendo degli esercizi a lato della strada:"Si è ritirato o sta aspettando per partire? Non partirà mica da metà percorso? Starà aspettando per accompagnare qualcuno. Ma ha il pettorale! Non avrà mica il coraggio di tagliare il traguardo?"

Davanti a questa chiesa papà mi aspettava assieme ai miei figli per porgermi qualcosa che facesse sentire partecipi anche loro, erano orgogliosi di me, non può mancare un bacio inviato al cielo.
Marghera è viva e plaudente, uhhh quanta gente che conosco:"ciaooo... ciaooo!".
Un sottopassaggio la separa da Mestre che invece dormicchia, nemmeno il rumore degli elicotteri RAI riesce a svegliarla. Ma quando passo io gli elicotteri oramai sono quasi sul traguardo, e gli altoparlanti danno notizie dei primi.
Ma daaai, qualche gruppo di persone c'è! Via Dante, Corso del Popolo, Via Forte Marghera, Viale San Marco..."ciaooo...ciaooo"

Per me, e penso un po' tutti i podisti abitanti a Mestre, un momento emozionante è il passaggio sul ponte che porta all'ingresso del Parco di San Giuliano. Il fatto di essere ancora lucidi, con la crisi fisica solo agli albori, il rumore dei tonfi di migliaia di piedi che lo calpestano, il suo oscillare "strallato", il sapere che al suo termine ci sono sempre dei conoscenti, rende questo attraversamento uno dei punti indimenticabili della gara.

Dentro al parco tanta gente che incoraggia, i miei quadricipiti urlano, che strano, li sento solo io.
Dalla cima della collinetta, in mezzo alla foschia, vedo il campanile di San Marco, sembra vicinissimo, mi sembra impossibile che per raggiungerlo manchino ancora una decina di km, così tanti?
Parco interminabile, spaccagambe e spacca... qualcos'altro, mi ritrovo all'improvviso da solo e mi accompagna il vuoto, esterno ed interno.
Le ginocchia stanno inchiodandosi.
Crisi!
Rallento.
Sto rallentando troooppooo!!!
Cammino???
Nooo!!!
"Tieni duro Giovanni!!!"
Qualche esercizio di rotazione della testa, rilasso le braccia e scalcio i piedi dietro sul sedere un po' di volte e... di nuovo via!
Avrò superato la crisi?
Speriamo bene.
Intanto passo il cavalcavia e sulla discesa lascio andare le gambe senza frenare, cambiando passo, e così un po' si decontraggono.

Ragnatele, Musano e ... Carpi

Prima della gara di oggi un'altro lettore di questo blog, un'altra persona, mi ha riconosciuto e salutato; non ha voluto dirmi il suo nome, ci siamo reincrociati poco dopo, giusto il tempo dello scambio di due parole di numero, e ... chissà se ci reincontreremo ancora. Ma intanto è scattata dentro di me una molla, forse non sarò il primo che dice queste cose, forse le avranno espresse anche meglio e più dettagliatamente di me, ma vi garantisco che è tutta farina accumulata nel mio sacco nei minuti di attesa dello sparo di partenza.

Durante la nostra vita ci lasciamo dietro un lungo filo.
Se qualche volta ci fermiamo, ci voltiamo, e siamo fortunati ad avere degli occhi che in quel momento vedono "oltre",  ci accorgiamo che questo filo si incrocia con moltissimi altri, una vera e propria ragnatela formata da tutte le persone che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso di esistenza.
Persone alle quali noi abbiamo lasciato qualcosa, ed a loro volta hanno trasferito qualcosa dentro di noi.
Incontrate per pochi istanti (come ad esempio quelle che ci circondano alla partenza di una corsa); che ci hanno affiancato per qualche ora (come i personaggi che vedete nella foto, il capitano ed il cuoco che ci hanno fatto trascorrere una splendida gita estiva); o che sono entrate in noi eternamente, come i legami affettivi più stretti che abbiamo, e questi ultimi sono i fili che mantengono ben fissata tutta la nostra essenza.
Più la trama è fitta, più i nodi sono robusti, più il filo è appicccicaticcio, ed allora più la tela è solida, resistente per noi e per gli altri, al contrario più è larga, rotta, disastrata, molliccia, più fatica a sostenersi.
In molti punti la tela è spezzata, fantumata, quelli sono i momenti in cui ci è mancato qualcuno, in tutti i sensi.
Molti sono i fili paralleli, che non si incrociano mai, ma che vengono a loro volta incrociati da altri che poi li portano a noi.

Il nostro sport (come pochi altri), ed anche questi blog, ci permettono molti incroci con singole persone delle quali prima non conoscevamo nemmeno la presenza. Qualche intersezione ci dona di più, qualcuna di meno, comunque tutte formano la ragnatela della nostra complessa vita.
Grazie anonimo lettore.

Oggi ho anche corso una gara.
E' impossibile gareggiare al massimo praticamente ogni domenica, ed oggi ne ho risentito.
Sapendo che il tracciato era piatto piatto, senza particolari stimoli, sono partito veloce con il pensiero rivolto solo al punteggio del circuito, ma alla solita crisetta 5° km sia il fisico non ha saputo reagire, sia la testa è andata a domenica prossima che mi vedrà impegnato nel circuito Dino Ferrari di Imola. No, non mi sono dato a qualche corsa motoristica, sempre le mie gambe si muoveranno.
A conclusione degli 11km (con media comunque a 4'33 a significato di una partenza troppo veloce) la tradizionale pasta e fagioli, che sarebbe stata ottima se a condire il tutto l'autunno avesse portato il freddo.

Vi lagnavate che non scrivevo nulla? Tieh!
Concludo questo lunghissimo post con una cattiveria non filosofica.

Sono ritornato a casa ed alla TV stavano mostrando gli ultimi km della maratona di Carpi.
Sempre più spesso i maratoneti ad alto livello con i fatti stravolgono tutte le parole.
I nostri telecronisti, che pure dovrebbero essere competenti come Pizzolato, non riescono a mettersi in testa che ad una maratona un conto è partecipare, cosa totalmente diversa è VINCERE.
Un commentatore non può, NON PUO' criticare uno che sta vincendo una gara con un buon distacco.
E' l'atleta che conosce perferttamente la sua condizione in quel preciso momento e, valutando progressivamente gli avversari che lo circondano, decide quale tattica intraprendere.
Parlano di esperienza e saggezza tattica, ma poi la Maratona Olimpica viene vinta da un dicottenne; parlano di stile "piatto" che vada a consumare poche energie, mentre qua a Carpi vince uno che ha uno stile perfetto per un 5mila ed anche meno; parlano di mantenimento dello stesso ritmo, ma poi chi vince alterna km sotto i 3' e km anche a 3'e 20'. Insomma parlano, parlano, non accorgendosi che vengono smentiti in continuazione.
Pizzolato, devi capire che non ha senso dire: "prima poteva andar più piano di 3-4 secondi al km perché poi li avrebbe recuperati e non avrebbe terminato in affanno" ... Azzzzz ... E' LUI CHE STA VINCENDO!!! Mentre tu pedali, in affanno.

Podisti da Marte a Milano


Questo blog, e sopratutto il Calendario Podismo, hanno lettori da Milano e zone limitrofe.
La città ha perso la sua maratona, speriamo che la ritrovi con nuovi stimoli, ma intanto è VIVA podisticamente.
A renderla ancor più viva è un gruppo di podisti nonvedenti che organizzano una manifestazione strana, mensile, che ad ottobre si correrà sabato 17 al mattino:
"Podisti da Marte".
Solidarietà di quella vera, dove non si richiedono soldi ma PARTECIPAZIONE fisica,
dove non si richiede agonismo ma amicizia.
Meglio di me spiegano il tutto questo manifesto e questo sito www.podistidamarte.it

Venice Marathon 2 - La Riviera del Brenta


Le gambe oramai girano sciolte, il ritmo gara è quello preventivato, quello ideale.
Questa strada l'avrò percorsa un milione di volte.
Una successione di paesi affollati, Fiesso d'Artico, Dolo strapiena di gente. Le ville si susseguono maestose, il pensiero va a "quei ricconi che le abitano".
Mira e le società remiere, dalle barche i vogatori ogni tanto alzano i remi in segno di saluto; qualche orchestrina appostata fa canticchiare note conosciute, che aiutano a tenere lontane le prime fatiche.
Qua mi aspettava Paolo sulla sua bicicletta; mi accompagnava per qualche chilometro sincerandosi su come stavo, attirandosi le maledizioni degli altri corridori.
Oriago con qualche volto conosciuto, Malcontenta con villa Foscari ed i figuranti in costume settecentesco; il Burchiello carico di turisti saluta festoso suonando il clacson.
L'acqua del Naviglio Brenta viene lisciata ed accarezzata dai rami dei salici piangenti, stanno ingiallendo, l'autunno avanza.
Anch'io avanzo.

Venice Marathon 1 - La partenza

Mancano poche settimane, ecco un mix fra ricordi passati e pensieri presenti, diviso in 6 puntate.

Ci siamo.
Stra, ore 9,15, ancora 5 minuti,
il silenzio sale pari pari all'adrenalina,
partono i disabili.
Sentire uno sparo normalmente mi angoscia, ma questa volta no e leggo i pensieri delle 6000 persone che mi circondano, quello sparo diventerebbe liberatorio: "sbrigatevi a darlo!"

Il nervosismo lo sento sulla bocca dello stomaco, proprio dove ha appena finito di passare la pastasciutta che ho mangiato alle 6.
Sono nella mia gabbia, assiepato, non riesco a muovermi:"Riusciremo a partire senza calpestarci?"
Lo striscione di partenza è molti metri più avanti, troppi?:"Ma nooo, il chip darà il tempo reale".
Cerco di non perdere di vista i palloncini con su scritto il tempo entro il quale vorrei terminare.
Anche i Top Runners sono nervosi, li vedo agitarsi più avanti, nella loro gabbia più libera della nostra.
Gli africani si allineano sempre all'ultimo momento:"Ma da dove saltano fuori? Ma quanti sono?"
Un rumore assordante, ecco l'elicottero della TV, e migliaia di braccia si alzano per salutare.
La testa si svuota di tutto, dell'interminabile ricerca di un parcheggio, della lunga camminata per arrivare in zona box, delle code ai gabinetti e per la consegna sacche, dei discorsi nervosi fatti tanto per fare, degli improbabili esercizi di stretching, del solito dubbio:"Ma il riscaldamento lo faccio o no?" e della solita risposta:"Non serve, ne avrò di tempo per scaldarmi"; insomma si svuota dell'...attesa.
Mi dimentico delle imprecazioni lanciate dentro di me perché avevano già chiuso le strade al traffico e con l'auto non arrivavo più, e per l'ennesima volta mi ripetevo:"ma perchè non sono venuto con i pullman dell'organizzazione?".
Mesi di preparazione ed eccomi qua, fra poco tocca a me, solo a me, solo alle mie gambe in mezzo ad altre 12000.
VIA!
"Ma cosa spingi? 42km e 195 metri sono lunghi!"

Venezia o Venice?


Ottobre è il mese della Venice Marathon.Lo so, direte che di maratone ce ne sono anche altre, però permettetemelo ... non c'è storia, non c'è paragone.

Uno dei motivi per i quali sono un po' lontano dal blog è perchè mi hanno inviato a lavorare per un periodo di tempo proprio a Venezia centro storico.
Questo per me significa oltre un'ora in più al giorno da dedicare ai viaggi, tempo che prima dedicavo ad altro.

Di mattina presto, lungo i percorsi non tradizionalmente turistici, dentro alle calli semivuote, incontro spesso dei podisti, qualcuno chiaramente in fase di allenamento, molti in semplice jogging. Molti di loro sono stranieri (da qua il titolo del post) ed hanno ben capito che dentro a Venezia si accumulano esperienze uniche, ad esempio è unico fermarsi a fare stretching godendosi il panorama da sopra il ponte di Rialto come ho visto fare a due americani.

In questa ventina di giorni che mancano alla gara inserirò una serie di post che parlano delle mie esperienze alle Venice a cui ho partecipato. Gli organizzatori non hanno bisogno di pubblicità, quest'anno hanno chiuso le iscrizioni  più di un mese prima della gara, avendo raggiunto il numero massimo che permette una buona accoglienza in questa particolare città.

Montebelluna 2009

No, non sono sparito e nemmeno sto male (toccandomi).
Solito problema, giornate di sole 24 ore e tempo che manca sempre.
Altre cose più importanti tengono la mia testa ed il mio corpo lontani dalla scrittura, un mix fra famiglia e lavoro di cui vi parlerò in seguito, forse, comunque niente di grave.
Dopo il lampredotto e la rosticciana dello scorso weekend (indovinate un po' dove l'ho passato? Comunque senza corse), oggi sono ritornato alla normalità domenicale ed a Montebelluna ho corso la "Su e zo pae rive", classica collinare autunnale, 16^ prova del circuito CPT.
Solito truppone di partecipanti e solito tracciato Montelliano, con 11km quasi tutti asfalto (quelli che ho scelto io) e 21km ottimo allenamento in vista delle prossime maratone.
Mattinata dalla temperatura ideale, un vero piacere andare sotto sforzo, sentire il fiatone sempre bello alto, il cuore che pompa frenetico, le gambe senza cedimenti particolari nonostante i continui saliscendi belli tosti.
Insomma il vero divertimento che regala la corsa.
Mi ha fatto piacere, lungo una salitona, venire affiancato da un concorrente che mi ha chiesto il motivo della pausa dal blog, mi scuso con lui ma il mio fiato era mooolto più affannato del suo, faremo conoscenza prima di una prossima gara.

Concludo con la foto. Ieri sera (sabato) ho acquistato l'ennesimo paio di Pegasus, modello nuovo +26 leggermente diverso dal precedente, 80€; da vero incosciente le ho indossate subito oggi in gara, risultato? Un guanto, nessun problema, niente vesciche e nemmeno dolorini strani, l'ottima ammortizzazione mi ha concesso delle discese senza paura, irrefrenabili, insomma PEGASUS FOR EVER!

Fascite plantare


I piedi, nostra delizia e croce.
Come per tutto, anzi nel nostro caso prima di tutto:
necessaria manutenzione.
Ecco qua un bell'articolo su come curare e, sopratutto, cercare di prevenire la fascite plantare.

Se qualcuno avesse problemi di lettura (a me le parole escono illeggibili, scritte in nero su sfondo molto scuro) ho ricopiato il tutto qua. 

P.S. Avete notato il nuovo modello di calzature supertechniche usate dagli atleti africani? 
Ammortizzazione? Rattività? Inserto antipronazione?
Sinceramente un po' mi vergogno.

Bassano in corsa

Anche a 53 anni può esserci una "prima volta", e non mi lascio scappare queste occasioni.
Non fraintendetemi, parlo di nuove gare a cui partecipo, ed in quest'anno agonistico finora è stata la sesta "prima volta".

Bassano in Corsa all'8^ edizione ma per me novità; tre percorsi dalle misure insolite di 5, 13, 22 km circa, parola obbligatoria perchè tracciati così variegati sono difficili da misurare.
 
Io ho corso la 13km valida per il punteggio CPT.
Subito strada ondulata e passaggio dentro al mitico Ponte degli Alpini, con emozionante brivido lungo la schiena forse dovuto anche al fresco venticello.
Dopo un paio di km di asfalto ci siamo inoltrati lungo l'argine del fiume Brenta, su un sentiero di sottobosco che all'andata era un po' sconnesso e con qualche saliscendi, ma ben corribile. Qua mi sono reso conto della mia buona giornata andando a raggiungere qualcuno che di solito è più avanti di me.
Il ritorno sul lato opposto del fiume, sempre su sentiero, ci ha riservato molte brevi ma ripide salite/discese tagliaritmo e tagliagambe, con un fondo molto sconnesso impregnato di radici e grossi massi, insomma quel "tormentante" che mi piace molto, muscolare, dove ho saputo ben dosarmi ma che ora, nel pomeriggio, sento nelle gambe molto affaticate ed indolentrate.
Ultimo km ancora su asfalto dove ho trovato ancora forze per aumentare il ritmo e spegnere le ambizioni a qualcuno che sperava di raggiungermi (oggi il cicciottello con la barba l'ho visto solo alla partenza, dopo deve essermi rimasto sempre dietro :-)))).
Al termine 1h01' e miglior piazzamento stagionale, un' 83° che mi riporta pienamente dentro ai primi 100 assoluti (ad occhio su circa 2000 partecipanti), il che mi soddisfa molto.

Organizzazione ottima, con 3 ristori ben riforniti, pochissimi tratti stradali ben presidiati, e logistica di partenza/arrivo all'interno di un grande parco con immensi parcheggi che un'ora prima della partenza erano già saturi.

Insomma gara da annotare e da ripetere.

Scrivere


Post di servizio.
Dedicato ai bloggers, ed a chi ci legge e commenta.
Prima di mettersi a scrivere (anche semplici commenti ai blog) è consigliabile leggere per bene quello che scrivono gli altri, cercando di capire quanto loro desiderano dirci.
Leggete qua quanto George Orwell constatava nel 1946, testo tradotto in italiano solo ultimamente.
Attualissimo.

p.s. non ce l'ho con nessuno in particolare eh!

Corri per Monica - 2^ edizione

In memoria di Monica, investita da un'auto mentre stava correndo l'ultima sgambata prima della maratona di Treviso.
Un mazzo di fiori appeso ad un lampione ce la ricorda perennemente.

Una morte che ha lasciato il segno dentro a molti di noi, tanto che il gruppo Amatori Chirignago ha deciso di riproporre questa manifestazione diversa dalle solite che lo scorso anno ha avuto un ottimo successo.

Si corre il 1° Novembre, giornata deputata al ricordo di chi ci ha lasciato.
Ritrovo presso gli impianti sportivi di via Calabria.
Iscrizione 1 euro e mezzo, senza pacco gara, quel tanto che è sufficiente per coprire le spese vive sostenute per i ristori e per i premi ai primi 10 maschi (cosa strana uguali per tutti), alle 5 donne, ed alle categorie giovanili per le quali l’iscrizione è gratuita.
Il giro di 2,4km, chiamato "dei Salesiani", è quello dove noi podisti Chirignaghesi continuiamo a consumare le nostre suole, praticamente 200mt dietro a casa mia (qua il percorso su Google Maps).

Prima della partenza … un pensiero, poi il primo giro tutti in gruppo dietro ad una "safety bike" e via, parte la fase più agonistica.
Chi vuole può fermarsi subito, mentre i molti neofiti che affollano i percorsi d’allenamento in queste fresche serate, e che forse non hanno nelle gambe tutti i 7,2km, possono fermarsi al termine del secondo giro.
Se qualcuno desidera correre un po' di più può continuare dopo il termine dei 3 giri ufficiali, beninteso senza la "protezione organizzativa", magari divagando sugli sterrati del vicino Forte Gazzera o del Percorso Vita all'interno del Centro Sportivo, considerando che le strade sono praticamente senza traffico e nei punti più esposti ci sono marciapiedi per cui basta porre un minimo di attenzione,
pochi metri più in là ad attirare su di se tutta la sfiga ci ha pensato Monica.

Qua il volantino completo.

P.S. Un consiglio agli organizzatori, che appiccichino un po’ di manifesti all’interno del Centro Sportivo in modo che nessuno possa dire:”non lo sapevo”.

CorriEstate Roncade

E' tempo di fiere e sagre paesane.
A Roncade hanno abbinato la gara podistica alla "Fiera dell'artigianato e dei prodotti locali" e stamattina ci siamo ritrovati alla partenza fra due ali di bancarelle.
Bella iniziativa, moltissimi podisti e molto pubblico.
I percorsi di 5, 11 e 18km si sono snodati attraverso le campagne, con tratti impegnativi attraverso campi puri, più che sterrato, con l'erba appena tagliata appositamente per noi.
Ho qualche dubbio sulla lunghezza reale del tracciato medio, in quanto a sensazione sono partito a buon ritmo, ho mantenuto bene, poi ho calato per un kilometrino ma l'ultimo km l'ho tirato per bene ed il risultato finale sarebbe una media mediocre di 4'34, boooh?
Dubbio che mi rimarrà in quanto il Garmin l'ho inviato in ferie all'assistenza di Milano (o forse in cimitero?).
Credo a causa del problema derivato dal sudore che entra nei buchetti del cicalino, prima ha smesso di avvisarmi, poi l'aggeggio si è spento del tutto. .
Con questa manifestazione è ripreso il circuito CPT che ci farà faticare tutte le domeniche fino a fine novembre. Alla partenza i soliti volti (ma perchè quel cicciottello con la barba riesce sempre a superarmi nel finale?) ed il piacere di ritrovare i "navigatori".

Assoluti alle non-competitive


Esistono tre tipi di manifestazioni ben definite:
1) Le FIDAL (o altri enti parificati come UISP, CSI, ecc.), riservate ai tesserati, con classifiche SEMPRE stilate da cronometristi ufficiali e premi finali anche considerevoli;
2) Le semi-noncompetitive, dove non è necessario avere tessere, a partecipazione libera, e si vincono premi a volte anche in denaro, o comunque premi "solidi";
3) Le non competitive pure, dove non vengono distribuiti premi derivanti da classifiche di gara.

L'ho già detto un'altra volta, è un errore definirle non competitive quando ti fanno indossare un pettorale, quando viene stilata una classifica e derivati da questa sono distribuiti dei premi.

Però faccio un pensiero più preciso.
A vostro parere è corretto, giusto, onesto, che dei corridori iscritti alla FIDAL come ASSOLUTI, cioè atleti a volte anche professionisti a tutti gli effetti, partecipino a gare non Federali?

Mi sembra che un regolamento FIDAL vieti agli iscritti di partecipare a questo tipo di gare; qualcuno mi sa dire dov'è inserita questa norma, se veramente esiste?

Mentre si potrebbero scusare gli atleti amatori e master, che comunque avrebbero a loro disposizione un abbondante calendario Federale da inseguire, e comunque ai massimi livelli potrebbero interpretare queste manifestazioni come allenamenti senza partecipare poi alle premiazioni; diventa invece inconcepibile quando vi partecipano atleti assoluti, magari anche inseriti nel giro della Nazionale.

E' normale che questi portino via i premi a chi arriva subito dietro di loro, e magari senza impegnarsi molto si portino a casa o una coppetta che poi va nelle immondizie, oppure qualche altro premio faticosamente reperito dagli organizzatori denigrandolo per la sua qualità, mentre per qualcuno delle retrovie invece andrebbe ad onorare qualche salotto e rimarrebbe indelebile nel ricordo.

Così come fa "pensare" un esponenente di una forza pubblica (poliziotto, carabiniere, o meglio ancora finanziere) che va a ritirarsi la bustarella esentasse.

Gli organizzatori si difendono dicendo che loro non possono impedire a nessuno di iscriversi, però spesso si vantano delle presenze di questi grossi nomi, sostenendo che fungono da stimolo per gli sponsor e per l'aumento dei partecipanti, ma quest'ultimo è poi vero?
O forse un vero "dilettante" sarebbe ancora più stimolato alla partecipazione se sapesse che in quella gara qualche spazio in premiazione ci potrebbe essere anche per lui?
E che valore ha per uno sponsor vedersi immischiato in mezzo agli sponsor personali dei singoli atleti, quando alla fine non viene addirittura accantonato?

Come si può debellare questo malcostume?
Come si può fare per presentare una denuncia alla FIDAL?
Anche questo fa parte dello "spirito italiano", cioè del fregarsene di regolamenti o simili?

Ricordo con estremo piacere l'onestà di Simone Zanon (nella foto), nazionale dei 5 e 10mila appartenente alle Fiamme Oro. Alcuni anni fa partecipai ad una gara nel suo paese, Spineda di Riese Pio X, e lui era in prima fila alla partenza, nel pieno del suo "brillare". Logicamente arrivò primo, ma pochi metri prima del traguardo si tirò da parte ritirandosi, indossò gli abiti civili, ed andò al ristoro finale a tagliare panini, a versare bevande e a stringere mani, tra le quali meritatamente la mia.

impressioni di settembre ...

Purtroppo arriva il momento che il pensiero vola, va e ... si perde.
Ed assieme a questo lentamente svanisce la propria esistenza.
Questa la dedico a mia madre.
http://www.youtube.com/watch?v=P5WwrgC1qZk



Quante gocce di rugiada intorno a me,
cerco il sole ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, o forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odore della terra odor di grano,
sale adagio verso me.
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno a ancor piú in là,
sembra quasi un mare l'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va,
ho quasi paura che si perda.
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo como me:
faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito.
Respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già,
il giorno come sempre sarà.


Una donazione di sangue è una cosa intima, personale, che si DEVE fare SOLO per due motivi.
Primo (fondamentale) per aiutare, punto.
Secondo (e secondario) per sentirsi bene con se stessi, punto.

Digitando nei motori di ricerca "sport e donazione di sangue" ho trovato molti siti in cui viene trattato l'argomento, nella stragrande maggioranza il fatto viene descritto come irrilevante, come un atto al quale uno sportivo può (e DEVE) avvicinarsi senza particolari problemi, ed in quasi tutti spiegano che per recuperare sono sufficenti "un panino ed una bibita".
Invece ho sperimentato sulla mia pelle (o meglio, con il mio sangue) che il tutto è direttamente proporzionale all'impegno con cui si affronta l'attività atletica.
Nel mio caso la "debilitazione" post donazione dura una quindicina di giorni, durante i quali mi diventa impossibile effettuare lavori di qualità. Per questo motivo ho smesso di donare sangue durante la preparazione rivolta ad una precisa gara, specialmente se questa è su lunga distanza.
Per quanto riguarda il periodo dopogara la cosa diventa diversa.
Se questa è stata corsa su breve distanza non subisco particolari controindicazioni.
Se invece è stata su distanza lunga tengo conto che la gara in se stessa sommata a tutta la fase preparatoria (che può durare da un quadrimestre ad un semestre) causano un impoverimento delle qualità del sangue, per cui mi dico che non vale la pena donare un qualcosa di ... povero, ed invece è meglio aspettare quel po' di tempo che serve per riportarmi in condizioni "umane", ed effettuo la donazione subito prima di ricominciare una preparazione rivolta ad un'altra manifestazione.
Non sono attratto dai siti di Albanesi, ma su questo argomento ritengo dia consigli sensati, li trovate qua.
Inoltre è da aggiungerci anche l'età. Quando ero più giovane la cosa mi pesava di meno mentre adesso, superati i 50 anni, i recuperi (di tutti i tipi) devono essere più lunghi, a volte anche di molto, e per questo motivo le mie donazioni si sono diradate, anche di molto, troppo.

Finora lo avevo solo accennato in qualche post, dal 2008 corro con la Società AVIS Riviera del Brenta.
Non posso dire di essere "iscritto", perchè per aggregarmi non ho dovuto firmare nulla visto che la Società non è iscritta alla FIDAL. Non lo scrivo per fare una pubblicità che credo interessi poco al “capitano” Maurizio Boschin, il quale da un ingrossamento delle fila sicuramente otterrebbe solo un aumento del carico di lavoro.
Piccola Società uguale a piccolo gruppo a livello veramente famigliare, con libertà completa di partecipazioni, ma non per questo "piccola" è uguale a "mediocre" o "di seconda scelta". A livello femminile sempre ai primi posti anche nelle assolute, e fra i maschiacci qualche Master sale stabilmente sui podi di categoria, qualche altro immediatamente ai suoi piedi.

Concludo, dall'AVIS ho ricevuto l'unica medaglia d'oro della mia vita, avendo fatto più di 50 donazioni.

Cervicali


Chi non soffre di dolori o rigidità cervicali scagli la prima pietra.
Correre i lunghi, affrontare una maratona (o ancor più lunghe),
ma anche starsene seduti davanti al PC o altre attività quotidiane,
comportano per lunghi periodi l'assunzione di posture insalubri,
il che si trasforma in inevitabili dolori.
Ecco un link dove spiegano il tutto meglio di me,
e suggeriscono alcuni semplici esercizi per cercare di scaricare queste "tensioni".

31 agosto - Marano


Prima di tutto una notizia locale.
Mi prende un po' di malinconia quando una gara non viene riproposta in calendario, e la malinconia diventa tristezza perchè questa volta accade alla gara del mio paese.
Non era proprio una tradizione però da alcuni anni, in occasione della Fiera Franca settembrina, veniva riproposta la "su e zo par Chirignago"; oggi ho saputo definitivamente che questa edizione non si correrà.
La parte "non atletica" dell'organizzazione (cioè quelli che parlano ma non fanno) l'anno scorso ha barato sui conti, così gli Amatori Chirignago (cioè quelli che avevano lavorato sul campo) se ne sono risentiti e dedicheranno tutte le loro forze alla "Corri per Monica" ai primi di Novembre.

Vengo ad oggi.
A Marano Veneziano (in foto) gara di 9km, tracciato che cambia ogni anno ma che rimane sempre piatto piatto e senza particolari pregi, qua la mappa.
La pioggia di ieri sera ha rinfrescato i bollori di questo fine agosto, regalandoci una mattinata dove il correre finalmente ha procurato piacere.
Percorsi brevi, gare tirate, premiazioni abbondanti, ma ristoro finale poverino, sono le caratteristiche di molte manifestazioni del Circuito Libertas Run, questa compresa.
Invece la massa dei podisti vuole essere coccolata e cerca qualche soddisfazione, per cui se gli organizzatori scelgono di concentrarsi su pochi eletti alla fine la pagano con le presenze, che in questa edizione mi sono sembrate minori del solito.
Media finale mia attorno ai 4'30, in media anche con i miei pensieri e con tutte le gare piane di quest'anno.
Forse la stanchezza è smaltita, si riparte.

La montagna ama chi la rispetta


Mi ritornano in mente alcuni dogmi che quando eravamo ragazzini cercavano di inculcarci i vecchi "praticoni di montagna" di allora (adesso vecchi lo siamo diventati anche noi).

- In montagna non si corre, specialmente in discesa.
Avvertimento indirizzato soprattutto a chi poi non sarebbe stato in grado di fermarsi.
Ridiamo?
Se vedessero le mie discese di adesso, e di quelli più veloci di me!

- In montagna ci si veste adeguatamente. TASSATIVAMENTE MAI in scarpe da ginnastica ma con scarponi; pantaloni lunghi e grossi per evitare i morsi delle vipere, i graffi degli spuntoni di roccia e della flora pungente; maglioncini annodati in vita sempre pronti all'indosso.
Ridiamo ancora? Adesso che contiamo i grammi delle scarpette ed indossiamo mutande e canottiera.

- In montagna si va sempre attrezzati. Caschetto, corde e chiodi li lasciamo a chi si arrampica, però ad ognuno il proprio zaino capiente in spalla con dentro antipioggia, kit di pronto soccorso con siero antivipera, cibarie e bevande, e chi più ne ha più ne metta (e se li porti dietro).
Ora al massimo, ma proprio al massimo, camel bag con acqua e qualche bustina di integratore.
Beh dai, l’antipioggia quello si, non si sa mai, anche se poi in estate prenderci un po' d'acqua addosso diventa un piacere (non sempre eh!), ed anche un cellulare che immancabilmente "non prende".

- In montagna non si fanno rotolare le pietre. Ci potrebbe essere qualcuno più sotto, e poi pian pianino le montagne si disintegrano.
Come faccio a venir giù di corsa sui ghiaioni senza far scendere anche i sassi? Troppo divertente!

- In montagna si fa silenzio. In montagna SI VA per il silenzio. Perfino le vibrazioni dei suoni, delle voci, potrebbero far staccare pietre da più in alto.
Questo consiglio sarebbe da continuare a rispettare.
Se sentissero le comitive domenicali caciarone, il caos da bar nei rifugi, alcuni podisti che proprio non riescono a tenere la bocca chiusa … quante tombe si rivolterebbero.

Ed alla fine il massimo del divertimento, sugli itinerari leggiamo: “Tempo di percorrenza 3 ore”
Maaa aaa chiii!!!

Evidentemente l'ho messa sul ridanciano, però un consiglio veramente da rispettare è che "prima di partire, ed in qualsiasi momento dell'escursione, bisogna essere coscenti sia dei propri limiti, sia dei limiti di coloro che ci accompagnano".
Cerchiamo di evitare che un'escursione spensierata si trasformi in tragedia.

Correre in discesa


La corsa in discesa comporta delle qualità tecniche particolari.
Ecco come allenarle ed applicarle,
dal sito www.corsainmontagna.it.
Clicca qua.

Molinetto della Croda 2009


La Marcia del Molinetto della Croda a Refrontolo è una classica non-competitiva di fine Agosto.
6 12 e 21 km collinari con circa un terzo d'asfalto, un terzo sterrato ed il resto su freschi sentieri in mezzo ai boschi, con alcuni tratti ripidissimi ed alcuni tratti profumatissimi di ciclamini.

Ho affrontato la corsa senza particolari ambizioni, meno di un allenamento, addirittura con il presupposto, visto che i tracciati si incrociavano alcune volte, che se mi sentivo stanco avrei dirottato verso una distanza più breve.
Così sono partito pian pianino, ho affrontato le salitone senza mai camminarle e terminandole con il fiatone bello alto, nei falsopiani ho recuperato una respirazione normale (ecco una delle differenze fra una collinare come questa ed una gara in montagna come la Camignada, oggi riuscivo a recuperare bene invece sopra ai 2000 metri il fiatone rimaneva sempre alto) non ho strafatto nelle discese, e mi sono fermato con calma a bere la solita acqua ai ristori.
Nonostante questa distensione (o forse grazie a questa) ho migliorato di ben 2 minuti il mio miglior tempo sul tracciato lungo.

Prima della partenza ritrovo di fine estate fra molti amici, Guido, Pasteo con Manuela, Massimo, tutti in ottima forma.
Avrete già notato che non sono un gran fotomodello, oggi Checo di Spirito Trail ha cercato in tutti i modi di immortalarmi però con scarsi risultati, aspetto che pubblichi quanto è riuscito a riprendermi e poi lo aggiungo, GRAZIE CHECO!!!

Concludo fuori tema.
Che tristezza vedere le maratone mondiali senza italiani. Se io fossi stato l'atleta italiano con il miglior tempo stagionale (anche fosse stato 2h20') mi sarei incazzato come una belva con la Federazione chiedendole:"perchè non avrei avuto io il diritto di partecipare alla kermesse mondiale, ed invece il diritto ad andare a Berlino ce l'hanno avuto ad esempio Gigliotti & co? (con tutto il rispetto per il nome e per il passato, ma non per il presente).
Puntando a questa gara forse mi sarei classificato onorevolmente nei primi 40, sicuramente meglio dei 28 che si sono ritirati; e non dimentichiamo che la FIDAL pretende da me una tassa d'iscrizione.
Un giapponese che ha terminato 61° in 2h31' è salito sul podio con la squadra arrivata terza nella Coppa del Mondo per Nazioni; gli italiani puntano solo a vincere?
Forse è questa la mentalità sbagliata che bisogna cambiare, dall'inizio.

Mio Dio, quanto siamo caduti in basso!


Non ho una grande memoria storica, però non ricordo un risultato così negativo per l'atletica italiana (il minuscolo è di rigore).
Non saprei da dove cominciare.

Medaglie? Nessuna, ma questo è il meno.
Migliori piazzamenti i quarti posti di Rubino nella 20km di marcia e della DiMartino nell'alto.
Forse miglior risultato tecnico il 7° posto della Weissteiner nei 5000 femminili, prima delle non africane.
Delusioni dappetutto ... velocità, fondo/mezzofondo, marcia, lanci, salti.
Non saprei dire da quanto tempo NESSUN italiano/a partecipa alle maratone,
e NESSUN italiano/a partecipa alla giornata finale della manifestazione.

Serata e mondiali da dimenticare,
per fortuna domani corro io,
speriamo che non piova,
governo ladro.

Auto incensazione


Auto incensazione?
Avete mai acceso un bastoncino di incenso all'interno della vostra auto?

Sono appassionato di enigmistica e mi piace giocare con le parole.
Inoltre dicono che invecchiando si ritorna bambini.
Ecco così cambiata l'intestazione del blog con un mix di tre vocaboli in cui mi ritrovo pienamente.
Gio.vanni gio.co e co.rre.

Scrivo pochi post, colpa del tempo tiranno, del periodo con molta stanchezza, e di qualche problemino con il PC.
Ritorneranno tempi migliori.


Ricetta per un ottimo relax.
Prendete un paesino sperduto in fondo ad una stretta valle nelle prime montagne Venete, dove in una domenica d'agosto organizzano una festa con annessa noncompetitiva.
Interpretate la gara di 9km senza particolari ambizioni.
Vedrete che i 200 gradini posti all'inizio saranno un ottimo riscaldamento; che le seguenti salitone (un'esempio in foto a destra) non saranno altro che il preambolo ad un fresco sentiero nel bosco; che nella rimanente discesona su asfalto letteralmente volerete, e che nell'ultimo km ondulato vi toglierete qualche soddisfazione raggiungendo qualcuno di quelli che prima "avevano osato" superarvi.
Dopo i 3 ristori lungo il percorso poco importa se il ristoro finale sarà un po' povero, sicuramente la panza ve la riempirete durante il pranzo a base di ottime specialità locali arrivate direttamente da malghe selezionate.
Se poi ad accompagnarvi c'è la migliore compagnia che potrebbe esserci, e non vi fate mancare un'oretta sdraiati nel bosco, di sicuro diventa una delle più rilassanti domeniche della vostra vita.

Oggi a Schievenin sono resuscitato.
Dopo 15 giorni dalla Camignada nessun dolore ne di gambe ne di schiena, ed una "accettabile" stanchezza generale.
Durante la corsa uno mi sorpassa e mi chiede: "sei Giovanni?", in un primo momento lo guardo stupito ma con il fiatone alto mi esce solo un flebile ...siii.
E lui:"Sono geogeo3" ed allunga avendone molto più di me.
Però l'ho ripreso, eccome che l'ho ripreso ... al traguardo :-)

Particolarmente toccante il minuto di silenzio prima della partenza, dedicato a Max ed Andrea che sono andati a correre dietro alla scia di un aereo alto nel cielo.

Andrea Condotta


Un vero Spirito Trail,
si stava allenando per l'Ultra Trail Monte Bianco,
qua il resto, su www.atleticatriveneta.it.

Questa la sua firma sul forum Spirito Trail:
"Dai tutto te stesso.
Il massimo che puoi.
Sempre e dovunque.
Fra un'ora potrebbe finire"


da meditare...
ciao Andrea.

Mondiali Atletica Berlino


Cliccando sull'immagine
il programma con tutti gli orari
dei Mondiali di Atletica di Berlino

Stagione che cambia


E' ritornato qualcosa che non aspettavo, il mal di schiena.
Inserendo nella preparazione un aumento dei carichi graduale ero riuscito a mantenerlo là, latente con qualche "punzecchiatura", e sicuramente passare di colpo da 3ore e mezza ad oltre 5 ore (per di più in sali/scendi) è stato un trauma generale.

Qua in Veneto la schiena la chiamiamo anche "vita" ed a questo punto, sommando il tutto, ecco alcune scelte che cambiano il resto della mia stagione, che cambiano ... la vita.

Piccolo esame di coscienza: Quando ho ripreso a correre dopo lo stop di alcuni anni mi ero ripromesso di non esagerare (in tutti i sensi), poi l'appetito vien mangiando ed ho guardato troppo oltre.

Volevo decidere dopo la Camignada se fare l'Ecomaratona dei Cimbri.
Scelta veloce, NO!
Frutto dei ragionamenti fatti domenica scorsa negli ultimi km: "perchè tanta fatica?" anche la seconda decisione, niente VeniceMarathon.
Crollo di un mito?
Dovrei fare ancora lunghissimi d'allenamento, e ...: "chi o cosa me li fa fare?"

Per cui, in attesa che le gambe ricomincino a girare, cambia completamente la tabella del proseguio.
Principale protagonista delle domeniche ritornerà ad essere il CPT, con le sue collinari "umane", inserendo qualche altra uscita montana al massimo attorno ai 20km.

A tempi più brevi ... domenica salterò la Melerissima, gara a cui tenevo molto (leggi la presentazione dello scorso anno qua ed il dopocorsa qua), non tanto per la stanchezza alle gambe (potrei farla pian pianino) quanto per il mal di schiena.

Prossime ore davanti al PC alla ricerca di nuove mete.

Il rovescio della medaglia


Che non sia una gara “da tempo” me lo fa capire anche il Garmin, che da venerdì si accende solo per pochi secondi nonostante i continui reset. Probabilmente le sua batteria è terminata prima della mia, e stranamente non si ricarica. (Premonizione?)

Io corro per … correre, non per camminare.
Qualcuno dice:”ma nei sentieri impossibili, oppure quando sei stanco, BISOGNA camminare”.
Okay, d’accordo, ma diventa un’altra storia.
(Ed infatti la Camignada è un’altra storia)

Verso la fine della prima salitona, quando è impossibile correre sia a causa delle pendenze sia a causa del sentiero obbligato, dove tutti camminano, qualcosa cambia dentro di me.
Qualcosa probabilmente provocato dall’essere sotto sforzo in altitudine.
Quando dalla corsa passo …al passo, per alcuni secondi mi gira la testa, devo fermarmi ed appoggiarmi a qualcosa (Inizialmente la cosa mi mette paura, poi mi capiterà altre volte).

Il magone è iniziato quando ho visto il rifugio Auronzo, e forse svanisce adesso, quando le Tre Cime stanno sparendo dietro al valico. E’ difficile correre con un groppo in gola che ti impedisce di respirare.

Mi sono molto allenato ai cambiamenti di ritmo ma rimanendo sempre in “corsetta”, mai ai cambiamenti corsa/passo.

Una prima parte di gara ... da vedere, una seconda parte ... da pensare.

I polpacci si rifiutano di spingere, devo fermarmi alcuni secondi.

Nelle discese (solitamente un mio punto forte) sento che i piedi vanno per conto loro, quando li poggio mi manca la presa, manca la sicurezza, e non voglio assolutamente farmi del male.

A metà val Giralba l’aria improvvisamente cambia.
Sù era fresca, quasi fredda, qua mi arriva improvvisa una strana ventata calda: “CHI HA ACCESO IL PHON???”

Il mio fisico e la mia mente sopportano al massimo tre ore e mezza di corsa.
Mi ero allenato a quello. Mi sono SEMPRE allenato a quello.
Il mio massimo erano state le 4h15’ della prima maratona, adesso dove trovo dei lumicini per correre … oltre?

La cosa inizia a non piacermi più. Lo sapevo che non era un gioco, per questo mi sono preparato “duro”. Mi chiedo:”perché questa seconda parte di gara deve rovinarmi tutto quello che ho “raccolto” nella prima parte?”

Un paio d’anni fa, quando ho ripreso a correre, mi ero detto:”basta faticate, farò solo cose che mi piacciono e che mi diano soddisfazioni”.
Poi è arrivata l’idea “Camignada”.
Adesso che l’ho fatta … “basta faticate, farò solo…ecc”.

Degli ultimi 6 km (i primi segnalati) riesco a correrne a tratti circa la metà, quasi tutti sotto il sole cocente che mi ustiona faccia e spalle.

Questo tratto finale non centra niente con la gara, è estenuante, una ricerca continua di motivazioni che mi portino al traguardo.
Poi di motivazione ne rimane solo una, quella che l’angelo che mi ha sopportato per tutto questo periodo mi ti sta aspettando con trepidazione al traguardo, ed urlo dentro di me: ”BAAASTAAAA!, Ma chi me lo fa fare?”

MA QUANTI KAZZO SONO STI KILOMETRI ?!?!?!

Tagliando il traguardo, nonostante il sorriso di facciata che appare nella foto, dentro di me non provo niente, sono vuoto, uno zombie che cerca solamente qualcosa da bere.

Quando viene a mancare il sentimento finale significa che, forse, non ne è valsa la pena.

Mai la parola “pena” fu così azzeccata.
Ed il bicchiere si vuota completamente.

Ci mancavano solo le docce gelide.

Per fortuna il piatto di pastasciutta è abbondante, pian pianino gli zuccheri rientrano in circolo, ed il cervello ricomincia a ragionare.
Il cervello sì, ma dopo tre giorni le gambe urlano ancora:”PIETA’!!!”

Fotografie ... che non scoloriranno

Volevo inserire una foto, di quelle vecchie, ma non la trovo.
Il suo posto nell’album è inesorabilmente vuoto.
Non smetterò di cercarla, e probabilmente ritroverò quell’immagine che ultimamente ho avuto davanti agli occhi varie volte.
Sei appoggiato alla balaustra del rifugio Auronzo, con il cappellino in testa ed il bastone in mano, i tuoi occhi fissano le Tre Cime meglio di quanto possano fare i miei, a quasi ottant’anni non porti occhiali.
Ciao Papà.

Piccoli stralci dal mio bicchiere mezzo pieno.

Poco dopo il rifugio Auronzo mi fermo per una breve sosta alla Cappella degli Alpini, eretta proprio ai piedi della Cima Grande per aggiungere un tocco spirituale a quel luogo. Uno sguardo verso l’interno, uno sguardo verso la montagna, uno sguardo verso il cielo (“dove il nulla si fa mondo, dove brilla la tua luce” cantavano Le Orme) e via.

Poco prima della Forcella Lavaredo un tizio (credo dell’organizzazione) ci indica di girare verso il “sentiero basso” perché quello è il percorso ufficiale. In pochi lo ascoltiamo, quasi tutti vanno dritti per il sentiero più ripido. Penso:”Se questo è il percorso ufficiale significa che è qua dove si vedono i paesaggi delle foto inserite nel sito”. Ed infatti, poco dopo aver valicato la Forcella, mi basta voltarmi un momento per capire che ho fatto la scelta giusta, impossibile non fermarmi e godermi le Tre Cime per alcuni secondi. Poco più in alto di me vedo la lunga coda dei “corridori” impossibilitati a fermarsi dal sentiero troppo stretto. Anche qua sono solo io che guardo dalla parte opposta al senso di marcia, assieme a qualche fotografo ed escursionista.

Il sentiero subito dopo il Locatelli, sopra ai laghetti.
La loro quiete ed il loro colore smeraldo mi tentano, vorrei scendere giù e bagnarmi, ma rimango lucido, non vedo un sentiero per poi ritornare sù.
Accantono le prime fatiche, per ritrovarmele tutte in un solo colpo, poco dopo, nella salitona verso la Forcella Piani di Cengia.
La prima salita che cammino non a causa della troppa gente, ma della pendenza e della stanchezza.
Non so ancora cosa mi aspetta dopo il Comici, verso la Forcella Giralba.

Chiazze di neve ai lati del sentiero, per un centinaio di metri anche la calpestiamo.
Chi è passato prima di me ha incavato delle impronte, obbligatorie da ricalcare.
Come faccio a non fermarmi per raccoglierne una manciata?
Scavare un po’, cercarne di pulita per appoggiarla alla bocca.
Passarla sul collo e sentirne le gocce gelide lungo la schiena.

Rifugio Comici, entro.
Mi fermo davanti alle figure di Zsigismondy; solo adesso, dopo due giorni, credo di aver capito il suo sguardo.

La Croda dei Toni è là, imponente, sembra che ci dica:”voi la sotto siete solo delle pulci”.

A terra pezzi di reticolato arrugginiti, non credo li abbiano portati lassù di recente, per cui … resti della Grande Guerra?

Lungo un tratto, non ricordo bene dove, all’improvviso le nude rocce si arricchiscono di vegetazione. Ci immergiamo in qualcosa di profumatissimo.

Salita alla Forcella Giralba, una lunghissima processione di formiche colorate allineate lungo i tornanti da il senso a quello che sto facendo.
Un senso difficile da trovare ai più.
Arrivo al valico, mi fermo, mi giro a salutare quello che sto lasciando, un’identica scia di formiche colora la vari-tonia Dolomitica.

Subito dopo la Forcella divertimento puro.
Scendere di corsa sopra i ghiaioni è uno spasso che si può provare solamente in alta montagna.
Punto il piede e me lo ritrovo due metri più a valle.
L’equilibrio diventa un utilissimo optional regalato al portamento.

Mancano “solo” una dozzina di km, un terzo del percorso, le salite sono terminate, da adesso mi aspetta solo discesa, il mio punto forte (solo dopo mi accorgerò che invece sono circa a metà di quello che poi diventerà il mio tempo complessivo) mai penserei che questo è l’inizio della fine.

Alta val Giralba, poco dopo il Carducci il sentiero passa attraverso una fitta e bassa vegetazione, ci dobbiamo inchinare alla natura per immergerci dentro e passarci sotto.

Davanti a me due tizi non smettono un attimo di parlare, uno si mette anche a cantare una canzone dialettale. Invece io vorrei ascoltare quello che mi racconta la montagna, allungo un po’ il passo ma non riesco a staccarli di molto. Stereofonia, da un lato il ruscello, dall’altro vuote parole raccontano gare passate.
Mi fermo, li lascio andare, per sempre.

Il passo diventa instabile, l’appoggio dei piedi insicuro, ma la mente è ancora lucida: “Giovanni, calma, stai rischiando”, e la corsa diventa passo.

Un ristoro, un VERO ristoro, solo acqua che tre “eroi” vanno a raccogliere con le taniche nel sottostante ruscello, ed a forza di braccia trascinano fin quassù, da noi, per noi; GRAZIE!

Bassa val Giralba, il sentiero si fonde con il ruscello, mi ritrovo da solo, non avrò mica sbagliato percorso? No, vedo gente davanti e ne sento arrivare da dietro.
Acqua dappertutto, in più punti esce dalla montagna, impossibile non fermarmi un paio di volte a berla, anche se la sete non c’è.
Qualcuno che corre cerca gli appoggi sui sassi più alti, terminando inesorabilmente a mollo.
Io sto camminando già da un bel po’, rinuncio all’asciutto, come un bambino cammino dentro all’acqua ma questa non mi entra nelle scarpe, la suola è più alta, i piedi non si bagnano. Solo chi corre procura schizzi.

Arrivo, gli occhi sono gonfi, pieni di troppe immagini.

Il bicchiere mezzo vuoto lo sto ancora s-ragionando.

Fatta!

Fatta?
FATTO (io)!!!
Massacrante.
Se incontro quel tizio che ha scritto che l’impegno fisico è paragonabile a quello di una maratona … gli mangio un orecchio.
NON E’ PARAGONABILE A NIENTE! (almeno nel mio piccolo)
Sia guardando il bicchiere mezzo pieno sia guardando il mezzo vuoto.
Mi sono preso un giorno di riposo in più, sia fisico che mentale.
Ho troppo da dire, ma ora non saprei come e da dove iniziare.
Troppe emozioni (troppo emozionato?) che per ora non riesco a riportare.
Sicuramente sarà la medaglia che terrò più cara.
p.s. se nella foto contate i timbri okkio, ce ne sono di sovrapposti e di venuti male.

La tensione sale (e pepe) - dieta pregara


La tensione sale.
Il mio pensiero oramai sta volando là, sollevato ad oltre 2000 metri dal livello del mare, sotto alla maestosità che vedete in foto.

Pensavo di infilare nel blog uno di quei gadget che tengono il conto alla rovescia.
L'ho cercato in internet, l'ho inserito, e l'ho subito levato via.
Mi rendeva troppo nervoso leggere quei numeri calanti.

Ho cercato informazioni sull'alimentazione durante la settimana prima della gara, ed alla fine ho deciso di non variare nulla dalla solita, solo una piccola cosa, ho eliminato qualsiasi tipo di alcolico per cercare di ridurre la sudorazione abbondante che mi ritrovo.
Sei anni fa, quando ho corso la mia ultima maratona, "importanti studi indicavano di" (insomma andava di moda) variare l'alimentazione dell'ultima settimana, inserendo prima alcuni giorni di "scarico zuccheri", cioè praticamente mangiando solo proteine, e poi alcuni giorni di "ricarica". Adesso la cosa è cambiata, le giornate si sono ristrettte ad 1 in una maniera ed 1 nell'altra, per cui io, guardando al futuro, ho ristretto ancora ed ho lasciato tutto com'era prima.

Il modo migliore perché il tempo trascorra più veloce è ... non pensarci (impossibile), per cui ... divago.
Nella sezione "Migliorarsi" ho inserito questo valido articolo tratto dal sito
http://www.amatorichirignago.com/tecnico/calo_motivazioni.pdf
dove si parla del "calo di motivazioni" che può colpire un podista in certi momenti della sua attività, e si danno indicazioni su come superarlo.

CorriLimana 2009


Oggi imperativo: "Giovanni, non devi faticare e non devi farti male!"

Per la CorriLimana di quest'anno ho in programma un tranquillo allenamento di circa 11km; il percorso ha poco asfalto, quasi tutto sentiero nel bosco o sterrato, saliscendi continui con 400mt di dislivello in + ed altrettanti in meno.

Partenza.
Inizio disteso, prime salite affrontate senza particolari affanni, discese lasciando girare le gambe ma con molta attenzione agli appoggi, nei boschi salto le radici degli alberi come una capretta, copiando quella che abbiamo incontrato e che ci ha accompagnato per qualche centinaio di metri.
A circa metà gara arriva la salita più lunga e più ripida, molti camminano, invece io rimango sempre con la mia corsetta e mi ritrovo a sorpassare uno della mia categoria, uno che in pianura arriva spesso in podio, ma nelle gare di montagna ... siamo lì. Successiva discesa e sempre io davanti, nel piano lui mi risorpassa, sto sentendo un po' di fatica e mi dico:"Vai piano Giovanni, risparmiati, oggi non ne vale la pena", rallento. Ancora salita e l'altro si rimette a camminare, lo risorpasso, ma nel piano mi riprende ed allunga. Abbiamo continuato così per il resto della gara. Verso l'8'km mi sorpassa una donna, proprio in quel momento perde il cartellino e non se ne accorge. Mi fermo, lo raccolgo, leggo il nome, nel frattempo lei si allontana di una trentina di metri, la inseguo. La raggiungo e la chiamo per nome, lei mi guarda stupita, le riconsegno il cartellino e rallento, sono senza fiato. Riprendo la mia andatura apparentemente blanda, piano piano raggiungo la ragazza e mi riavvicino abbondantemente all'altro tizio. Sprono la ragazza:"Dai, non mollare, sei in podio di categoria!" L'accompagno fino al traguardo con l'altro tizio in un gruppetto una cinquantina di metri davanti a noi.
Prima sorpresa, termino con tre secondi in meno dell'anno scorso, nonostante le soste ai due ristori (mentre lo scorso anno avevo tirato dritto); sicuramente la differenza è stata nelle salite che quest'anno ho corso tutte, ma la cosa più importante senza la minima stanchezza.

CorriLimana per me è una festa, ogni anno ci fermiamo a pranzare alla Baita degli Alpini e nell'attesa ci guardiamo le premiazioni.
Seconda sorpresa ... l'altro tizio è arrivato terzo di categoria.
Inizialmente mi prende un po' di rammarico:"se la avessi interpretata come gara?", ma subito il pensiero va a domenica prossima, per cui ... va bene così.
Giovanni c'è.

i 15 giorni ideali


Mi sta dando molta soddisfazione questa serie di allenamenti sviluppata su 15 giorni.

D 30/35km
M rp miste brevi 2x1000 5x600 5x400
M 12km L
V 2km L, 2km M, 2km V, 2km con 10 all, 2km L
D gara 10km
M 12km L
M rp 5x2000
V medio 12-16 km
D 30/35km
e via ... si ricomincia.

Sedute ben assortite, con le quali si vanno a toccare un po' tutte le caratteristiche allenanti; non ripetitive in modo che il cervello riesce a vagare; inoltre viene lasciata la giusta dose di recuperi utili a noi vecchietti.

Obiettivo Camignada, guardando ad una futura maratona.

Si può iniziare con distanze ridotte, aumentandole mano a mano che la condizione sale.
I tempi di percorrenza sono individuali, da calcolare tenendo presente la soglia anaerobica.

Le more


Non fraintendete il titolo del post.
Parlando di "more" non intendo ... donne, ma quei frutti neri che in questo periodo stanno maturando nei rovi.

Io sono attratto da quanto la natura offre spontaneamente seguendo i suoi ritmi biologici.
Non resisto a noci e nocciole che in autunno cadono dagli alberi anche se il 90% delle volte le ritrovo marcie o già abitate da qualcuno che se le sta gustando prima di me.
Ma non sono un "assatanato", di quelli che ne fanno incetta per marmellate casalinghe, me ne sono sufficenti un paio tanto per gustarmene il sapore.
Dopo il periodo di fragole, mirtilli, lamponi adesso tocca alle more.
E questo cosa centra con la corsa?
Abito nell'immediata periferia di una città, ed è sufficente che mi allontani di poche centinaia di metri dalla strada principale superaffollata per ritrovarmi in aperta campagna.
In questo periodo i rovi stanno esplodendo di frutti che a prima vista sembrerebbero tutti uguali, ed invece ... no.
Una pianta in particolare ne offre diverse dalle altre; grosse, dolcissime, una vera delizia per un palato assetato che se le ritrova al 34°km oppure alla sera, al ritorno da un faticoso allenamento "dopolavoro", e la sosta è immancabile (rifornimento di zuccheri, no?).

Tempo fa mi è capitato un incontro particolare, che i troppo pensieri sopraggiunti in seguito hanno accantonato in un'angolo della memoria facendolo uscire solo ora.

Questo rovo è posto alla fine di un lungo rettilineo, per cui ho potuto seguire tutta la scena.
Mentre mi stavo avvicinando ho notato una bicicletta appoggiata sul lato della strada ed una persona seminascosta dai rami. Vedendomi arrivare cercava goffamente di nascondersi, quasi stesse rubando qualcosa, ma quando ha capito che oramai l'avevo inquadrata si è leggermente allontanata dal cespuglio.
Ho così distinto un ragazzo di 14/15 anni dai tratti somatici tipicamente indiani (o di quelle zone), teneva la testa chinata sulle le mani giunte a conchetta, se le stava annusando quasi in preghiera, o forse stava veramente pregando?
Avvicinandomi ancora di più ho notato che aveva il volto rigato da lacrime.

L'incrocio è durato un attimo, ed allontanandomi il mio pensiero è andato alle migliaia di km che separano quel ragazzo dalla sua terra d'origine che, forse, gli veniva ricordata da quel profumo di more.
More che un po' vengono raccolte, ma per la maggioranza il nostro raggiunto benessere lascia abbandonate a rinsecchire.

Occhi


La natura ha dotato la razza umana di due occhi, ed una leggenda metropolitana dice che i Veneziani (chissà in quante città gira la stessa storiella riadattata) riescono ad usarli separatamente.
Con un'occhio guardano a terra, per evitare quello che viene lasciato in deposito sulle calli dalla maleducazione di certi proprietari di cani, con l'altro guardano in alto per inquadrare dove sono appollaiati i colombi, in modo da girare larghi evitando di passarci sotto e così non ritrovarsi sulla testa o sui vestiti le loro esigenze biologiche, che poi sono le stesse dei cani.

Io non sono un Veneziano "di città" ma uno "di terraferma" e questo modo di circolare, prestando attenzione al "sotto" ed al "sopra", ho cercato di assimilarlo riuscendoci abbastanza bene.
Mi ritorna utile nella corsa, specialmente nei fuoristrada e nei boschi, quando cerco di stare attento sia a dove metto piedi, sia alla direzione che intraprendo, sia anche a cosa potrebbe incocciare la testa.
Porto gli occhiali, e questo mi limita un po' il campo della visuale, inoltre quando corro indosso SEMPRE un berretto con frontino altrimenti il sudore, scendendo dalla fronte, trova sempre la strada per infuocare gli occhi, e questo rende difficoltosa la visuale verso l'alto a meno che non tiri su la testa; però, per completare 'sto catorcio di uomo, ultimamente l'articolazione del collo si sta irrigidendo, e quest'ultima cosa merita un discorso tutto suo che affronterò dettagliatamente una delle prossime volte.

Questo "allenamento Veneziano" spero mi permetterà contemporaneamente sia di godermi i paesaggi attorno alle Tre Cime di Lavaredo, sia di correre su quei sentieri.
Sempre tenendo presente che la velocità della corsa è molto superiore a quella del passeggio cittadino, anche il doppio, e l'imprevisto può capitare improvviso ed inevitabile.

Oggi, sabato, ultimo lungo di 35km, giornata stupenda per allenarsi, con cielo coperto e leggera pioggerellina per una quindicina di minuti; alcuni giri fatti al parco Laghetti di Martellago e crono finale ... lasciamo perdere, stanchissimo.

Adesso iniziano i 15 giorni più brutti, quelli in cui i pensieri ricorrenti sono tutti negativi, quelli in cui ..."sarebbe un peccato buttare via mesi e mesi di allenamenti" (1250km nei primi 6 mesi dell'anno)..., quelli in cui si sta attenti a tutto ed un piccolo dolorino diventa ... "chissà mai cosa sarà"..., quelli in cui è la stanchezza a farla da padrona e le gambe non girano come si vorrebbe, insomma quelli del nervosismo massimo che si scaricherà solo al momento dello start.

Vuoi dimagrire?

Se non riesci a leggere il testo clicca sopra all'immagine, s'ingrandirà.



Ferie 2009


Ufff ... che fatica essere in ferie, quasi quasi riposo di più quando lavoro (logicamente è una battuta).
Il cattivo meteo (molta piogga e freddo) ha aiutato l'attività podistica a discapito di quella balneare (prima foto).

20 giorni di campeggio in un'isola della Croazia senza radio, senza TV, senza PC, senza giornali (solo enigmistici).
20 giorni dedicati a moglie, cane, mare, gite in barca (seconda foto); dedicati a corse fuori di testa su e giù per i rilievi (anche 3 ore in parte sotto un acquazzone) seguite da dormite interminabili e mangiate o di pesce a prezzi "onesti" o della specialità locale, l'agnello (è così che si fa il recupero vero?); ma anche tratti di 1000mt su salite sterrate (una porzione nell'ultima foto) dandoci dentro "tutta a perdifiato" ma a velocità irrisoria, poi piccole pause e relative discese a 3'50 senza strafare per paura di farmi male sul terreno sconnesso.
Sembrerebbe impossibile, ma anche così si riesce a VIVERE.

Per favore aiutatemi con i conteggi ... partivo da 50mt sul livello del mare ed arrivavo a 250mt, dunque 200mt verticali su 1 km di lunghezza cosa significa? Pendenza media del 20%? (forse per questo mi riuscivano solo ad 8' al km). I 1000 mt di lunghezza mi venivano segnalati dal GPS quindi, visto che questo calcola la distanza come se si fosse in piano, quanti mt percorrevo realmente? Il teorema di Pitagora mi dice 1020mt, ma è corretto interpretare così?

Adesso un po' di rifinitura, un po' di scarico, ed infine ... la meta.

PerCorrere il Sile


Del periodo di ferie ne parlerò nei prossimi giorni, mentre nel primo post dopo il rientro desidero subito complimentarmi con l'intero gruppo PerCorrere il Sile con base a Silea, nato da poco, capitanato dall' amico Guido, che "al primo colpo" è riuscito a mettere in piedi una manifestazione da 10 e lode.
Non capitano spesso 1500 partecipanti alla prima edizione di una 10km, simbolo di grande fiducia data dai partecipanti e di ottima ..."semina".
Nessun tipo affanno (almeno ai nostri occhi) in tutti i settori organizzativi (parcheggi, iscrizioni, distribuzione pacchi gara, ristori, segnalazioni lungo il percorso, arrivo, premiazioni, e sicuramente dimentico qualcosa) grazie al folto gruppo di persone impegnate.
La giornata poteva essere "di fuoco", ed invece qualche nuvoletta ha nascosto il sole ed il percorso sterrato lungo l'Alzaia del Sile, ricco di vegetazione, ha fatto in modo che si potesse correre senza particolari scottature.
Due i ristori più uno ricco finale, con anguria e bevande fresche che hanno fatto molto piacere.
Anche la struttura logistica della Sagra dea Sardea (della Sardina per i non Veneti) ha avuto la sua parte nel festoso insieme.
Hanno partecipato grossi nomi del podismo locale guidati da Said Boudalia, fra i quali anche Salvatore Bettiol.
Io ho fatto la prima metà gara a 4'30 e la seconda a 5'00, risentendo la fatica dei duri allenamenti feriali.

Ultima considerazione, già alle porte di Treviso iniziava la coda di auto ferme indirizzate verso la spiaggia di Jesolo (a una quarantina di km) ... sicuramente noi ci stavamo divertendo di più.

Crespignaga di Maser 2009


La prima volta che si affronta un percorso di collina, o meglio ancora di vera montagna, si è sempre titubanti, non conoscendo le difficoltà del proseguio non si sa mai cosa ci aspetta dietro l'angolo.
Lo scorso anno avevo partecipato per la prima volta a questa collinare, l'avevo affrontata con rispetto però sempre tenendo conto che era valida per il punteggio CPT, per cui con un moderato spirito agonistico, ed alla fine l'avevo eletta come la più dura e più bella del Circuito.
Quest'anno il tracciato lo conoscevo, lo hanno leggermente allungato di circa 250mt, ed ho tirato a tutta mantenendo il fiato sempre bello alto, non ho sofferto particolari fatiche ed ho tagliato il traguardo soddisfattissimo tenendo ben dietro i "soliti"; il chilometro finale su asfalto con alcuni tratti in discesa bella ripida l'ho corso a 3'30 (una punta a 2'45) però ... alla fine ... ho impiegato 2 minuti tondi di più.
Il conto non mi torna, boooh.

Molto bello il percorso, con molto sentiero in mezzo al bosco dove i molti camminatori partiti in anticipo ostacolavano il passaggio, rompendo i ... ritmi a chi invece correva (forse là ho perso il tempo). Dopo lo scollinamento c'era una discesa fra i massi un po' pericolosa, dove bisognava sapersi contenere ed avere un po' di cu.. (fortuna), invece alcuni sono caduti riportando qualche sbucciatura; anch'io ho messo le ginocchia a terra per un momento, per fortuna sopra al sottobosco, urtando uno che passeggiava ho inciampato su qualcosa, nessun problema comunque, sintomo di buona condizione e, appunto, di periodo fortunato.
Nel passaggio in cima alla collina, a fianco di una chiesetta che vista dalla pianura assomiglia ad un osservatorio, ci ha accolto un maestoso paesaggio sulla pianura padana. Dei tre ristori lungo il percorso il primo l'ho saltato come al solito, la giornata era calda ma non asfissiante. Nel ristoro finale, oltre alla solita abbondanza di liquidi e solidi, a sorpresa dell'ottimo sorbetto gelato ... andava giù che era un piacere.

E adesso ... si va in feeerieee!!!

disclaimer


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